Fotografia come Meditazione 1

Trascrizione del video articolo

Introduzione

Quella che vedi tra le mie mani, è una icona proveniente da un monastero ortodosso delle Meteore in Grecia. L’ho comprata qualche annetto fa (ormai una decina di anni fa) e mi tiene compagnia nel mio angolo della meditazione. Un piccolo spazio, in casa  dove quotidianamente pratico esercizi di hata yoga per la schiena e la meditazione.

E’ un’opera davvero bella e di grande ispirazione. Pensa che questi volti e queste forme sono state tramandati a noi per secoli. Le prima codificazioni di queste immagini, cioè le prime volte che questi volti sono stati dipinti proprio in questo modo, risalgono al V secolo dopo Cristo, più di 15 secoli fa. La maggior parte di questi artisti rimane tuttora sconosciuta ma, le loro opere hanno un potere fortissimo di comunicarci grazia bellezza poesia e amore

Fotografia come Meditazione 

Perché questo è il primo di una serie di video in cui parlo della FOTOGRAFIA come forma di MEDITAZIONE. Come vedi, queste immagini rappresentano esseri sospesi in uno “stato senza tempo“. Non è raffigurata alcuna forma di emozione forte come potrebbero essere: il dolore, l’euforia, la rabbia o quant’altro. Queste Immagini rappresentano figure senza tempo sospese in uno “stato mistico, ad ispirazione di tanti. 

Ho scelto di far partire questa serie di video da questa forma d’arte della tradizione orientale, perché queste immagini, come comanda una tradizione antica di oltre 18 secoli, sono dipinte da monaci in uno stato meditativo e una volta completate servivano ad ispirare le persone nei loro momenti di meditazione.

 Sono convinto che la fotografia, allo stesso modo dell’iconografia, allo stesso modo della pittura, della musica, della poesia, può essere una forma di meditazione tra le più dirette ed incisive.

Prima di proseguire però lascia che mi presenti: Se non mi conosci, io mi chiamo Luciano Cassese, mi occupo di formazione da oltre 22 anni, e su questo mio canale parliamo di benessere, di sviluppo personale e felicità con un taglio diverso dal solito unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello filosofico e quello spirituale.

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Cosa intendiamo quando parliamo di Meditazione?

Ti dicevo che sono convinto che la fotografia possa essere una tra le forme più dirette ed incisive di meditazione ma, cosa intendo per “meditazione”?. 

Contrariamente a quanto riportato su molti canali di sviluppo personale, la meditazione non è un esercizio per vivere senza troppi turbamenti e per stare un po più sereni, o per ottenere quello che si vuole. La meditazione c’entra poco con il creare la vita dei propri sogni

Quando si parla di meditazione solitamente si fa riferimento alle differenti tecniche e pratiche che ci aiutano a frenare il turbinio dei nostri pensieri quotidiani e a portare il “silenzio interiore” nella nostra vita

Per quanto mi riguarda la meditazione è molto di più di una tecnica per fare silenzio nella propria vita. É sicuramente anche questo, ma non è solo questo. 

In senso più ampio la parola  “Meditazione” fa riferimento, non solo alle tecniche per sperimentare il silenzio mentale, e predisporre il nostro animo alla contemplazione ma, anche ad una vera e propria disciplina di conoscenza del sé, di sviluppo spirituale, di ordine e chiarezza mentale.

In tanti credono che la meditazione sia qualcosa di tipicamente orientale collegata alle tradizioni dell’induismo e del buddismo.

Contrariamente a quanto si pensa la meditazione è qualcosa di profondamente  radicato anche nella tradizione occidentale nella tradizione cristiano cattolica, con la sola differenza che nella nostra tradizione è conosciuta più come “preghiera contemplativa“, o “contemplazione” ma in sostanza siamo li. 

Tecniche di preghiera per la quiete mentale e per la predisposizione dell’anima alla contemplazione sono insegnate da secoli e ne trovano descrizioni dettagliate nei padri del deserto santi famosi,  come S. Antonio Abate, Evagrio,  Teresa d’Avila, Giovanni della croce, S. Ignazio di loyola, Tommaso da Camp, ma anche personaggi non religiosi come Dante e Leonardo ad esempio. Ma non voglio soffermarmi su questo nel video di oggi. 

In qualche prossimo video, forse  ti parlerò anche dei benefici della meditazione, anche se quando si pratica non si dovrebbe mai fare con uno scopo. 

La fotografia ci concede il tempo per fermarci!

Ritorniamo al tema principale di questo video!
Perché dico quindi che la fotografia può essere una forma di meditazione?

Attraverso la fotografia possiamo fare qualcosa di veramente straordinario: ci concediamo il tempo per fermarci dagli affanni, fermare il flusso incoerente e disordinato dei nostri pensieri, per riconnetterci con ciò che ci sta intorno e  riconoscere tutto il bello che in cui siamo immersi nelle sue differenti forme e punti di vista. 

In questo modo, esprimiamo la creatività e le intuizioni che ci arrivano dall’alto. Perché la vera creatività non è mai frutto del nostro sforzo consapevole o dall’applicazione di tecnica ma, viene sempre da qualcosa più alto di noi attraverso l’intuizione. Ma anche questo lo approfondiremo in qualche prossimo video. 

La fotografia ci avvicina alla felicità!

Altro aspetto importante della fotografia è che essa, come qualunque forma d’arte espressiva, può aiutarci, non solo a vivere meglio ma, soprattutto, ad avvicinarci alla vera felicità

Felicità come la intendiamo su questo canale. Quindi non come quella sensazione di euforia che nasce dal momentaneo appagamento dei nostri desideri e, nemmeno come la tranquilla serenità di chi riesce a organizzare la propria vita evitando problemi, ostacoli, cambiamenti, difficoltà e complicazioni.  Quando parlo di felicità faccio riferimento a quello stato del proprio essere in cui sperimentiamo un forte senso di connessione con il mondo e con tutto quello che ci circonda. 

Quando parliamo di felicità intendo riferirmi a uno stato del proprio essere che nasce dalla piena e completa realizzazione. Intendo riferirmi ad una vera e propria fioritura personale. In altre parole felicità è il riconoscere in maniera convinta e consapevole che la vita non è una battaglia o un insieme di problemi da risolvere, ma è qualcosa di cui godere appieno perché siamo immersi nell’amore e nella grazia. 

I tre aspetti della Fotografia come Meditazione

In che misura sostengo che la fotografia sia una forma, anche molto elevata di meditazione e per questo motivo ci può avvicinare alla felicità?

Fotografia come Meditazione: Estetica dell’assoluto

La prima dimensione, il primo aspetto che ci induce a pensare che la fotografia rappresenti una forma di meditazione è quello dell’estetica dell’assoluto.

La fotografia ci insegna giorno dopo giorno a  riconoscere il bello in tutte le cose. Scoprire che nulla di quello che ci circonda, nessun oggetto, nessuna pianta, nessun evento, nessuna esperienza, nessuna emozione, nessuna convinzione mentale è brutta, sbagliata, banale o scontata ma tutto quello di cui siamo circondati è qualcosa di immensamente meraviglioso, qualcosa di cui meravigliarsi in ogni momento. Un antico adagio recita “tutto è per il tuo bene

Cioè tutto quello che capita tutto quello che ti circonda è per il tuo bene. Saperlo riconoscere vuol dire risvegliarsi alla vera vita

Tradizione contemplativa come Estetica dell’Assoluto

Una antica tradizione contemplativa cristiana viva sia in occidente che in oriente consiste nello sforzarsi, soprattutto nei primi tempi della pratica fino a quando questo esercizio non fosse sorto spontaneamente dal cuore, di riconoscere l’assoluto, Dio, il bello, il buono, e il giusto in tutte le cose che ci circondano. E questo va riconosciuto non solo nelle persone: “ama il tuo prossimo”, ma anche oggetti nelle cose animate come le piante, o inanimate come le pietre. 

Monaci, novizi, e semplici persone che ambivano a raggiungere la contemplazione quello che oggi chiameremo con un termine più moderno il “risveglio”, praticavano per ore questo esercizio, prima per un’ora al giorno poi per due ore e così via. Ogni volta che posavano il proprio sguardo su qualcosa,  rendevano lode a Dio oppure pensavano semplicemente “lì c’è DIO”. 

Per quei praticanti non esisteva nulla di brutto. Non esistevano oggetti cose o eventi brutti perché il principio supremo Dio che è per definizione il bello il buono e giusto, era in ogni cosa. In ogni oggetto in ogni persona in ogni evento della vita, in ogni esperienza e in ogni prova che ci si presenta davanti.

Fotografia come esercizio di Estetica dell’Assoluto

Cosa c’entra con la fotografia con tutto questo? Semplice, quando fotografiamo, allo stesso modo di quei monaci, facciamo un po’ lo stesso esercizio cercando il bello in ogni cosa. Cambiamo il punto di vista, ci pieghiamo sulle gambe o saliamo su di un muretto, per cercare l’inquadratura migliore, mettendo su un treppiedi e aspettando l’ora in cui arriverà la luce giusta per scattare. In tutti questi gesti non facciamo altro che cercare il Bello in tutte le cose

Compiamo queste azioni con ogni cosa che ci circonda, anche con quelle che a prima vista sembrerebbero non avere nulla di bello. Con tutte le cose ci rapportiamo cercando il modo migliore per rappresentarle. Facciamo questo sforzo finanche con quello che tutti gli altri normalmente scartano. Chi si dedica alla fotografia come hobby o come professione cerca il bello anche nella spazzatura. A tal proposito mi viene in mente la foto famosa di Vivian Maier della poltroncina buttata nella spazzatura a cui distrattamente un passante aveva dato fuoco, probabilmente gettando li una cicca di sigaretta. 

Penso anche alle foto di reportage che raccontano il bello della vita dei sentimenti e delle emozioni che si riscoprono in persone provate dalla durezza delle proprie condizioni di vita, persone  che vivono in contesti di estrema povertà come  in una discarica in africa, in una miniera, o negli occhi di un bambino di strada. 

Fotografia come Meditazione: Connessione al momento presente

La seconda dimensione che ci fa pensare che la fotografia rappresenti una forma di meditazione è quello relativa alla “Connessione al momento presente”. 

In questo aspetto sembra che la fotografia abbia qualcosa di molto vicino alla tradizione dello ZEN. Fare fotografia vuol dire estraniarsi da se e connettersi con il qui e ora per cogliere l’attimo .

Non si possono fare fotografie decenti se nel frattempo la nostra mente è impegnata in laboriose elucubrazioni e dialoghi con se stessa. Non possiamo fare belle foto se siamo persi mentalmente in progetti, pensieri, ipotesi, rimpianti, in un’altalena costante tra i ricordi edulcorati e improbabili sogni ad occhi aperti per il futuro. 

Fotografare richiede una forte attenzione all’attimo presente. Se fotografi ad un evento devi essere li presente non puoi essere da un’altra parte con la tua testa, non puoi essere impegnato a rimuginare su qualche errore commesso nel passato, o sul litigio avuto in macchina, nel traffico per arrivare sul posto di lavoro. Devi essere li concentrato su quello che sta per accadere. E per fare questo devi essere, per forza di cose, ALTRO da te . Devi dis-identificarti dalla tua mente, cioè devi essere altro dalla tua mente dai tuoi pensieri dalle tue emozioni dalle tue ambizioni e dalle tue aspettative. 

Essere altro dalle proprie aspettative

Analogo ragionamento possiamo farlo con le proprie aspettative.

Se, ad esempio, fai street o reportage non puoi  uscire a fotografare pensando “devo fare lo scatto della mia vita devo fare lo scatto della mia vita”. Quest’ansia da prestazione ti condurrà a perdere tutto. Il tuo cento è nell’attimo presente

La foto arriverà quando vorrà arrivare e riuscirai a farla se sei li ad aspettare pazientemente. Chiunque ha fatto almeno una volta una sessione di street photography, sa per esperienza che l’atteggiamento giusto è quello di chi coltiva una attesa calma e paziente con lo spirito sereno. E lo spirito può essere sereno solo quando siamo presenti, quando siamo nel flusso, perché vogliamo goderci appieno quell’attimo e quel gesto

Gli psicologi parlano di FLOW di essere nel flusso . Quando siamo nel flusso non siamo noi con le nostre riflessioni con i nostri ragionamenti con le nostre ambizioni desideri ed aspettative che agiamo ma è l’ispirazione che agisce dentro di noi. 

Essere nel flow, nel flusso, contrariamente a quanto sostengono molti guru ed esperti di sviluppo personale, il cui unico intento è venderti un corso, non necessita di alcuna tecnica. Non c’è bisogno dei 5 passi o dei 6 step . Per essere nel flusso occorre solo avere l’atteggiamento mentale di chi vuole godersi appieno, e con tutto se stesso, l’esperienza che sta per vivere . Nel nostro caso la sessione di scatto. 

Come vedi è un atteggiamento MOLTO differente da quello coltivato dal  cacciatore di opportunità. 

Occorre essere altro da sé e dal proprio dialogo interno, o come preferiscono chiamarlo i terapeuti freudiani altro dalle proprie associazioni mentali. 

In parole più semplici occorre dis-identificarsi dalla propria mente . Cioè riconoscere di non essere la propria mente e metterla per qualche istante da parte cercando di godersi nel modo più completo possibile quello che si sta facendo.

Essere un osservatore silenzioso e partecipante

Occorre connettersi con quello che ci sta intorno e con il momento presente, essere dentro la scena ma non parte della scena. Essere un osservatore silenzioso e partecipante


Questo esercizio di “essere nella scena ma non parte della scena“, se praticato con costanza nel tempo, ci aiuta lentamente a comprendere ed interiorizzare l’invito di   “essere nel mondo ma non del mondo”. 

Come ogni esercizio meditativo, quella consapevolezza che maturiamo durante la pratica, possiamo portarla poi con noi in altri ambiti della vita. Impariamo così, con la pratica, prima che con mille parole, ad essere presenti nel qui ed ora. In altre parole lo sforzo consapevole che, facciamo per essere presenti nella scena ma non essere parte della scena, può stimolare in noi il fiorire di una consapevolezza che ci porteremo poi nella vita

 

Fotografia come Meditazione: contemplazione dell’immagine

La terza dimensione che ci fa pensare che la fotografia rappresenti una forma di meditazione è quello della Contemplazione dell’immagine

Quando sviluppiamo un atteggiamento mentale silenzioso e quieto e ci apriamo, in questo modo all’intuizione, realizziamo foto per comunicare qualcosa di più grande del nostro piccolo “io”, del nostro narcisismo allo stesso modo di quei monaci che dipingevano le icone.

La  foto una volta scattata, quando la ri-guardiamo, ci comunica qualcosa alla quale, prima di scattarla, non avevamo pensato

Riguardare le proprie foto alle volte può far nascere in noi qualche associazione mentale, qualche intuizione nuova, tale da indicarci la strada verso qualcosa

Sia nella tradizione occidentale, che nella tradizione orientale, tra le pratiche meditative esiste la contemplazione delle immagini, siano esser immagini sacre o semplici immagini della natura. Contemplare un’immagine, non vuol dire ragionare sull’immagine ma porsi davanti a lei osservandola senza studiarla o giudicarla ma stando in sua presenza con animo sereno lasciando che il tempo lavori per noi e faccia nascere nuove consapevolezze. 

Contemplare un’immagine, restare fermi in sua presenza con animo sereno, godendosi semplicemente il tempo che scorre, è una cosa che tutti noi sapevamo fare quando eravamo bambini e poi lo abbiamo dimenticato perché la scuola, il mondo degli adulti, la società in cui viviamo ci hanno insegnato che occorre sempre impegnati a “fare”qualcosa, a “ragionare” su qualche progetto a “riflettere” su qualche problema per ottenere il successo. 

Compiere questo esercizio vuol dire abbandonare la lotta, lasciare le redini, affidarsi. 

Va da sé che, scattando centinaia di migliaia di foto, non possiamo fare questo esercizio su tutte le immagini che produciamo ma possiamo farlo solo con quelle poche foto che, in qualche modo, sembrano volerci dire qualcosa che va al di la della tecnica di scatto. 

Aprirsi all’intuizione

Quando facciamo questo esercizio con una foto che intuitivamente sembra dirci qualcosa ci predisponiamo e ci apriamo all’intuizione.

Scopriamo così che la creatività, la vera creatività, quello che fa di una composizione un’opera d’arte, e non solo un bell’oggetto ben rappresentato, è qualcosa che è oltre.

La vera creatività non viene da noi, dal nostro studio, o dalle 101 tecniche di creatività che impariamo ad applicare dal manuale di creatività generale ma viene da qualcosa di altro da noi e noi siamo solo il tramite. Pensiamo ad esempio alle opere di Caravaggio. Le sue opere comunicano sicuramente qualcosa che va ben al di là di quella che è stata la sua personalità e i suoi studi. Pensiamo a Bresson come a Vivian Mayer o a Martin Parr, ad esempio, ci comunicano sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che è parte di noi, e che certo gli autori non potevano immaginare, pensare o progettare. Scopriamo così che la vera creatività è  qualcosa che è altro dalla nostra personalità, dal nostro ego, dal nostro narcisismo, dalla nostra cultura. La vera creatività nasce sempre solo da una intuizione. 

Gli antichi greci già avevano capito che l’intuizione è un messaggio che viene dagli dei e avevano raffigurato questa informazione ne caduceo. ma di questo ne parlerò in un altro video.

L’intuizione arriva sempre quando riusciamo ad aprirci a qualcosa di più grande di noi ed ascoltarne i messaggi.

Conclusioni

Per questo primo video della serie Fotografia come meditazione mi fermerei qua. 

Prima di salutarti ti ricordo che su questo mio canale parliamo di benessere di sviluppo personale e felicità con un taglio diverso dal solito unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello filosofico e quello spirituale.

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Mi auguro di essere riuscito con questo mio video a stimolare nuove considerazioni per la tua giornata di oggi. 

ciao e alla prossima 

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