I soldi non fanno la felicità ovvero il paradosso di Easterlin

I soldi non fanno la felicità ! 

l’avrai sicuramente sentito dire almeno un milione di volte! ma è davvero così? 

L’esperienza comune ci dimostra che una vita senza soldi è sicuramente molto scomoda. Un po’ di soldi fanno piacere a tutti e il desiderio di lusso e ricchezza sembra una cosa molto diffusa. Tutti vogliono una vita da VIP.  O no ? La domanda di oggi quindi è:  Questa affermazione, che i soldi non fanno la felicità, è ancora vera o è solo un retaggio del passato, un modo per consolare poveri sfigati che non possono permettersi una vita da vincenti ? 

Ti sembrerà strano ma questo proverbio è stato oggetto di una rigorosa indagine scientifica condotta da  Richard Easterlin, professore di economia all’Università della California meridionale e membro dell’Accademia Nazionale delle Scienze. 

La ricerca, durata quasi un decennio, che ha coinvolto migliaia di persone sparse in tutto il mondo, ha prodotto dei risultati inaspettati e del tutto incredibili. 

Nel video di oggi andremo a rivelare i risultati di questa ricerca e proveremo a scoprire se i soldi fanno o non fanno la felicità. 

Come di consueto anche in questo video condividerò riflessioni che difficilmente troverai da altre parti in rete. Quindi resta con me fino alla fine perché ne vedremo delle belle, e lo faremo provando anche a divertirci. 

Io mi chiamo Luciano Cassese, mi occupo di formazione da oltre 23 anni, sono autore del libro “le 7 virtù per il successo e la felicità” e su questo mio canale parliamo di benessere, sviluppo personale e felicità con un taglio diverso dal solito, unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello  filosofico, quello spirituale

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Prima di procedere alla scoperta del tema di oggi come al solito invio la sigla! 

Tutti noi dobbiamo pagare le bollette e concederci qualche sfizio. Stare senza soldi può essere davvero un’esperienza molto dolorosa. Il danaro è qualcosa che fa comodo a tutti, anche a me che sto girando questo video e potrei, per errore sembrarti, Diogene ma ti assicuro che non è proprio così. Per inciso Diogene era un filosofo dell’antica Grecia che viveva seminudo per strada insegnando la morale e dormiva in una botte di fianco al tempio di Apollo cibandosi soltanto di avanzi. Ma ti assicuro non è proprio il mio caso. 

Personalmente considero che avere un po’ di disponibilità economica sia un presupposto indispensabile per una vita quantomeno serena. Ma la domanda a cui vogliamo dare una risposta è:  “la crescita del nostro reddito può renderci felici?”.

Ti dicevo che questa domanda è stata oggetto di una serissima indagine scientifica condotta da un serio professore di economia che ha applicato le regole della ricerca sociale e della statistica, e le cose che ha scoperto sono davvero molto interessanti. 

I dati raccolti dal gruppo di ricerca di Easterlin su migliaia di persone sparse in tutto il mondo hanno dimostrato che non solo i soldi non fanno la felicità ma anzi al contrario troppi soldi, troppe proprietà generano ansia, stress e in generale riducono la qualità della vita. Per questo si parla di Paradosso di Easterlin, ma procediamo con ordine . 

I dati raccolti si basavano su auto-valutazioni soggettive cioè interviste in cui le persone oltre ai dati sul proprio reddito rispondevano alla domanda: “Nell’insieme, ti consideri molto felice, abbastanza felice, o non molto felice?“. Bene questa ricerca ha scoperto 3 cose importanti 

1 Il Pil non è correlato alla felicità 

La prima è che il PIL, il prodotto interno lordo, quell’indicatore che misura la ricchezza di una nazione, non ha alcuna correlazione con la felicità generale di un paese. L’infelicità esiste nei paesi ricchi come nei paesi poveri. Anzi nei paesi ricchi sembra essere più diffusa insieme a tutta una serie di disturbi mentali. 

Sono altri invece, i fattori che rendono le persone felici di vivere in un determinato paese : la stabilità della democrazia, la tutela dei diritti umani, le migliori condizioni di salute, minori disparità sociali, e così via;

2 Le persone più ricche non sono più felici 

Il secondo dato che ha messo in luce questa ricerca è il fatto che: le persone più ricche non sono sempre le più felici anzi semmai è vero  il contrario; Persone con redditi più alti hanno spesso vite più stressate, sono sottoposte ad ansia, depressione e paura di perdere la posizione sociale faticosamente conquistata negli anni. 

3 La felicità non dipende dalle variazioni di reddito 

La terza scoperta è il fatto che la felicità non dipende dalle variazioni di reddito. Tante persone sono disposte a lasciare un lavoro che non piace accettando di guadagnare molto di meno solo per dedicarsi ad una propria passione. E questo numero di persone cresce nel tempo.

Quindi il proverbio da cui siamo partiti è ancora MOLTO valido e lo ha dimostrato anche la scienza : I soldi non comprano la felicità. 

Questa verità a cui è Arrivato il gruppo di ricerca guidato da Easterlin nel 1974 era già stata ampiamente illustrata oltre 200 anni fa dal padre dell’economia politica. 

Adam Smith, nel saggio “Teoria dei Sentimenti Morali” scriveva in merito al rapporto tra ricchezza e felicità

il figlio dell’uomo povero lavora giorno e notte per acquisire talenti superiori ai suoi concorrenti” spinto dall’idea ingannevole che il ricco sia più felice o possieda “maggiori mezzi per la felicità“, ma, in realtà, essendo la capacità di godere dei beni fisiologicamente limitata, l’uomo ricco può consumare poco di più del povero, la cui minor quantità di beni è compensata dalle minori preoccupazioni e dalle migliori relazioni sociali rispetto al ricco che vive continuamente in ansia per i suoi beni, ed invecchia solo e deluso per non aver raggiunto la felicità e per di più invidiato dai suoi concittadini.” 

Il paradosso di Easterlin ci propone una riflessione: forse siamo tutti caduti in un’illusione di massa, quella di credere ciecamente che guadagnando di più, si possa ottenere la felicità

E’ una illusione ipnotica in cui ci hanno proiettato involontariamente la televisione, i social e i media in generale, con i loro messaggi pubblicitari, finalizzati a venderci prodotti di cui non avevamo veramente bisogno. 

Tuttavia come ci dimostra Easterlin, con il suo paradosso, e come evidenziava anche Adam Smith, esiste un punto critico oltre il quale possedere di più non aggiunge nulla alla nostra esperienza di vita anzi sottrae

Questo è il punto in cui le merci da “beni” diventano “mali”, cioè preoccupazioni, impegni, riduzione dei nostri spazi di libertà e socialità. E questa realtà è facilmente intuibile.

Utilità marginale decrescente

Possedere un appartamento ad esempio è sicuramente un elemento di grande utilità. Chi è proprietario, risparmia il canone di locazione, e utilizza quella casa per 365 giorni l’anno, al solo costo delle spese di manutenzione dell’immobile. L’utilità che ricava da quel bene è sicuramente molto alta. 

Chi è proprietario di una seconda casa al mare, può divertirsi d’estate, ma l’utilità che ricava da questo secondo bene è nettamente inferiore e limitata al periodo estivo a fronte dello stesso costo di manutenzione dell’immobile. Le spese che affronterà per la manutenzione della seconda casa, saranno sottratte da un budget che avrebbe potuto utilizzare per altri generi di esperienze (viaggio, crociera, ritiro spirituale, vacanza tropicale). Chi è proprietario di molti immobili sarà oberato di lavoro a causa degli impegni che richiede la loro manutenzione. 

Lo stesso ragionamento si può estendere alle attrezzature di lavoro. Possedere un computer performante è sicuramente una cosa molto utile che ci permette di aumentare la nostra produttività individuale. Possedere due computer, però, non migliora la qualità del lavoro, ma semmai la peggiora aumentando la dispersione e i livelli di distrazione. Tranne rare eccezioni, infatti, possiamo utilizzarne solo un computer alla volta.

Nei testi di economia questo concetto si esprime con la definizione di utilità marginale decrescente. In pratica più cose possediamo meno ce le godiamo.

Aristotele :”non cerchiamo la ricchezza

Aristotele, espertissimo in tema di felicità, già nel IV secolo AC diceva

« è chiaro che non è la ricchezza il bene da noi cercato: essa infatti ha valore solo in quanto “utile”, cioè in funzione di qualcos’altro ». 

Quello che dobbiamo sempre ricordare è che siamo anime alla ricerca di senso e non corpi da nutrire. Interrogarsi sulla propria natura avere il coraggio di chiedersi “chi sono?” “ e come posso dare senso al mio lavoro?” è una fortuna ben più grande di un lavoro prestigioso. 

Il nostro scopo principale è trovare la felicità riscoprendo chi siamo, la nostra natura e realizzarla. 

Piuttosto che cercare un lavoro ben pagato è più furbo cercare un lavoro che ci piace e ci faccia sentire realizzati. Più che sgomitare per fare carriera è più intelligente cercare la serenità, e vivere il lavoro con senso di scopo e di missione

Prima di pensare ad accumulare incarichi dovremmo pensare a come possiamo fare per essere utili agli altri

Ci sono beni che non si possono comprare con il denaro ma di cui ognuno di noi ha comunque un grande bisogno

Sono beni immateriali che le persone acquisiscono e scambiano tra loro con grande impegno personale e sono “i beni più importanti di una vita”. Sono i cosiddetti beni personali e relazionali, come: l’autostima, la capacità di trovare il silenzio, l’amicizia, l’amore, un sorriso, una passeggiata in riva al mare, un abbraccio, la riconoscenza di un amico, passare il tempo con propri i figli ed osservarli crescere, condividere i propri valori con gli altri, godere della vista di un tramonto, il dedicare del tempo per se stessi. 

Vorrei chiudere questo lungo video sul rapporto tra ricchezza e felicità citando Robert Kennedy.

Il 18 Marzo del 1968, tre mesi prima di essere assassinato, Robert Kennedy, in un discorso presso l’università del Kansas, disse: 

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. 

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana. 

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.”

Candidato alle presidenziali negli Stati Uniti 3 mesi dopo questo discorso venne ucciso, in circostanze non ancora del tutto chiare, poco dopo aver vinto le primarie nello stato della California

Ad ogni modo queste parole ci ricordano che per costruire una vita che sia veramente felice e pienamente realizzata abbiamo bisogno di fondamenta più solide della sola rincorsa al successo, all’accumulazione del nuovi oggetti tecnologici, della nuova automobile, dell’aumento del reddito mensile, della crescita del fatturato e della crescita del nostro conto in banca. 

Conclusioni

Spero di averti dato qualche spunto creativo, qualche idea nuova, ed aver suscitato in te la curiosità per questi temi. 

Prima di salutarti ti ricordo che su questo mio canale parliamo di benessere di sviluppo personale e felicità con un taglio diverso dal solito unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello filosofico e quello spirituale. 

Alle volte parliamo anche di fotografia quando capita lo facciamo come strumento per esprimere la nostra creatività, e per raggiungere la felicità.

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Mi auguro di essere riuscito con questo mio video a stimolare nuove considerazioni per la tua giornata di oggi. 

ciao e alla prossima

 

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