Il pescatore e l’industriale ovvero un consigli per la vita da Plutarco

 

Vorresti conoscere uno degli insegnamenti più importanti mai apparsi nella storia per vivere bene, con senso di missione, in pace con te stesso e con il mondo? 

Se ti dicessi che, nella cultura popolare, è contenuto proprio uno di questi insegnamenti, un segreto che ti aiuterà a vivere senza né ansia né stress ma, con un senso di scopo e di missione mi ascolteresti?

Bene sto per rivelarti uno di questi segreti conosciuti già 2000 anni fa.

In questo video/articolo condividerò riflessioni, che difficilmente troverai da altre parti in rete, che provengono dagli antichi insegnamenti del filosofo e scrittore greco Plutarco vissuto quasi 2000 anni fa.    

Come siamo soliti fare su questo canale, ci immergeremo alla scoperta della nostra mente e di quei meccanismi automatici che ci allontanano dalla felicità e che ci rendono schiavi delle nostre peggiori abitudini. 

Come di consueto non ci limiteremo solo alla teoria ma, ci caleremo nella concretezza attraverso piccole e semplici azioni quotidiane.

Faremo tutto questo provando anche a divertirci, allontanando la seriosità e accogliendo il sorriso

Io mi chiamo Luciano Cassese, mi occupo di formazione da oltre 23 anni, sono autore del libro “le 7 virtù per il successo e la felicità” e su questo mio canale parliamo di benessere, sviluppo personale e felicità con un taglio diverso dal solito, unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello  filosofico, quello spirituale. 

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Prima di scendere in profondità alla scoperta del tema di oggi come al solito invio la sigla. 

La barzelletta che  nasconde insegnamenti preziosi.

Quello di cui ti sto per parlare è un insegnamento davvero MOLTO importante e risale ad un filosofo dell’antica Grecia di nome Plutarco vissuto nel primo secolo sotto la dominazione romana. 

Bene prima però, prima di parlartene permettimi di raccontarti una barzelletta.  

Un giorno un industriale milanese in gita a Napoli, si avvicina ad una piccola imbarcazione sul lungomare, dove vede un pescatore intento a godersi il sole. Si avvicina e si mette a conversare con quell’uomo. A un certo punto gli chiede quanto tempo avesse impiegato per pescare.

Pescatore: “Non c’ho messo molto tempo appena un paio d’ore stanotte” rispose quel pescatore.

L’industriale allora gli chiede come mai non sia rimasto in mare a pescare un po’ di più.

Pescatore: “quel che ho preso è giusto quello che mi serve campare la famiglia un paio di giorni e per venderne un po’ a un paio di ristoranti qua vicino” 

L’industriale a questo punto gli chiede come passasse il resto della giornata. 

Pescatore: “Dormo, gioco con i bambini, faccio l’amore. Qualche volta vado all’osteria a bere un bicchiere di vino e a suonare la chitarra”

L’industriale, preso da uno slancio di civilizzazione con un serio intento di aiutare quello che ai suoi occhi era un poveraccio, gli dice:

Scusi se mi permetto, buon uomo vede io sono laureato e possiedo una azienda, e posso darle sicuramente degli utili suggerimenti su come migliorare la sua condizione di vita. 

Prima di tutto lei lavora troppo poco e dovrebbe rimanere in mare più a lungo. Così logicamente pescherebbe di più. Il pesce in più lo potrebbe vendere al mercato e con i soldi in più in un paio di anni potrebbe anche comprarsi una barca più grande.

Una barca più grande significa più pesce, più pesce significa più soldi, più soldi più barche! Mi segue? Quindi con il ricavato della barca più grande potrà comprare anche altre barche e infine potrà permettersi un’intera flotta tutta sua !!

A questo punto, potrà lasciare questa città e trasferirsi in una città più ricca tipo  Milano e se il business ha molto successo potrebbe andare a vivere anche a Londra da lì potrà dirigere un’enorme impresa!…

Il pescatore ascolta tutto con attenzione e poi risponde: 

Bello ma quanto tempo ci vorrà per fare tutto questo?”

Industriale :“uh .. 20, 25 anni forse dipende quanta fortuna avrà, ma la cosa importante è che lavorandoci sicuramente otterrà buoni risultati”. 

“25 anni?”, il pescatore inizia a dubitare della logica di tutto il discorso e dice “Va Be’…e dopo che faccio? ”

Industriale: “Ah dopo, e qui viene il bello, quando i suoi affari avranno raggiunto volumi grandiosi, potrà vendere tutto, la flotta, gli stabilimenti l’azienda intera e guadagnerà milioni a palate”.

“ah ! Mi levo tutto ! e poi ?”, Il pescatore è sempre più dubbioso.

“Eppoi finalmente potrà riposare e godersi la vita”

E il pescatore : ”Scusi e adesso che sto facendo”.

Probabilmente l’avrai già sentita . 

Ti prego però di non arrivare subito a facili conclusioni. 

Con questo video non ho alcuna intenzione di dire che impegnarsi nel lavoro sia una cosa sbagliata e sia più furbo poltrire da mattina a sera.

Se ascolti senza pregiudizi scoprirai a breve questa storiella porta con se due inaspettati insegnamenti. 

Il primo sull’avidità dell’ego il secondo sull’ansia di controllo ma procediamo con ordine.  

Questa storiella può irritare

Devi sapere che a me da ragazzo questa barzelletta mi irritava, mi dava molto fastidio, perché, mi sembrava riproponesse lo stereotipo del napoletano indolente e furbo.  

Quello che si sente migliore degli altri e trova sempre un modo per cavarsela con strategie inaspettate e piccole cattiverie, la famosa cazzimma

Uno stereotipo sicuramente non vero, anche perché io ero esattamente al contrario. Forse questa sensazione di irritazione la stai provando anche tu.  Forse sei milanese non lo so. 

Ti chiedo per un attimo di andare oltre all’aspetto geografico patriottico ma di vedere in questi due personaggi aspetti ifferenti della nostra psiche

 Ti dicevo che questa storiella da ragazzo mi irritava perché io non mi sentivo come quel pescatore ma anzi al contrario mia sentivo un aspirante imprenditore. 

Come racconto spesso sono nato povero in un quartiere di ricchi, e quindi mi sentivo impegnato nella corsa verso il successo e la scalata sociale. Una corsa fatta di duro lavoro, studio e volontariato. In altre parole vivevo il mito americano dei film di Italia 1. 

Mbe! se questa cosa ti risuona in qualche modo, continua ad  ascoltare quello che sto per raccontarti

Ma ti ripeto non arrivare subito alle conclusioni non pensare già di aver capito dove voglio arrivare

In anni più recenti, ho scoperto che quella barzelletta viene raccontata un po’ dappertutto nel mondo occidentale

Basta cercare su internet e se ne trovano infinite versioni: in inglese, francese, tedesco, cambiano solo le origini  dei due protagonisti. 

Ad esempio nella versione americana troviamo l’imprenditore newyorkese e il serfista californiano, oppure, il turista americano e un pescatore messicano. 

Nella versione tedesca manco a farlo apposta, l’industriale è tedesco e il pescatore greco o italiano. In Francia sono gli abitanti della bassa Normandia a nord del paese a fare il ruolo del pescatore contrapposti agli imprenditori parigini.

Al di là degli stereotipi e delle facili conclusioni, quando una storia è molto diffusa vuol dire che ha avuto il tempo per diffondersi ed adattarsi alle diverse culture quindi deve essere per forza molto antica.

Plutarco l’ha raccontata per primo

Il primo a raccontare questa storiella è stato circa 2000 anni fa, Plutarco famoso biografo, scrittore e filosofo greco antico, vissuto sotto l’Impero Romano.

Plutarco é stato un grande pensatore dell’antichità e il suo pensiero influisce tutt’oggi la cultura occidentale

In un testo che raccoglie una serie di biografie con numerosi insegnamenti morali intitolato per l’appunto “Vite parallele” Plutarco riporta il dialogo avvenuto tra Pirro re dell’Epiro e Cinea il suo consigliere quando nel 280 a.C. 

Il popolo di Taranto chiese allo stimatissimo re di aiutarlo a cacciare i Romani dal Sud Italia. Il re dell’Epiro spinto da manie di grandezza e conquista intende sbarcare con le proprie truppe sul territorio italico con il pretesto di aiutare i tarantini e sconfiggere e conquistare Roma.

Vedendo che Pirro si accingeva a partire per l’Italia, per la guerra, Cinea il filosofo e oratore di grande abilità, trovatolo in un momento libero, iniziò una conversazione con l’intento di dissuaderlo utilizzando le stesse argomentazioni della barzelletta.

Mentre lo leggo vorrei che tu vedessi questo dialogo non come qualcosa che si sono dette due persone nell’antichità quanto piuttosto aspetti della nostra stessa psiche che coesistono contemporaneamente.

Citato da le vite parallele di Plutarco 

Cinea vedendo che Pirro si accingeva a partire per l’Italia, trovatolo in un momento libero, iniziò la sua conversazione:

Cinea: “si dice, Pirro, che i romani siano buoni combattenti e governino popoli bellicosi; se la divinità ci concede di vincerli, che cosa faremo della vittoria?

Pirro: “Tu mi chiedi, Cinea, una cosa che appare evidente : una volta sconfitti i romani non ci sarà nessuna città barbara o greca in grado di resisterci e ben presto ci impadroniremo di tutta l’Italia, di cui nessuno può conoscere meglio di te l’estensione, la prosperità e la potenza.”

Cinea: “Dopo aver conquistato l’Italia o re, cosa faremo?

Pirro: “Là vicino ci tende le braccia la Sicilia, isola ricca, popolosa e facilissima da conquistare, poiché al momento, o Cinea, tutto è in preda alla sedizione, all’anarchia, alla violenza dei demagoghi, dopo la morte di Agatocle (il tiranno di Siracusa).

Cinea: “Ciò che dici è probabile, ma la conquista della Sicilia segnerà la fine della nostra spedizione?

Pirro: “Che un Dio ci conceda la vittoria e il successo; ciò costituirà per noi il preludio a grandi imprese. Chi infatti si tratterrebbe dal conquistare, una volta che siamo alla portata, l’Africa e Cartagine? Una volta compiute tali conquiste, chi potrebbe negare che nessuno dei nemici che ora ci insultano potrà resisterci?

Cinea: “É chiaro, infatti, che con tali forze, potremo sicuramente recuperare la Macedonia e dominare la Grecia. Ma quando avremo sottomesso tutti, che faremo?

Pirro: “Ci riposeremo a lungo, mio caro, e ogni giorno, con la coppa in mano, ci rallegreremo conversando tra noi.

Cinea: “Ebbene, che cosa ci impedisce adesso, se lo vogliamo, di prendere una coppa e di riposarci insieme, dal momento che già ne abbiamo le possibilità e disponiamo, senza darcene pena, di tutto ciò che ci accingiamo ad ottenere a prezzo di sangue, di grandi fatiche e di pericoli, dopo aver inflitto ad altri e subito noi grandi mali

 

La vittoria di Pirro

Purtroppo Pirro non volle dare ascolto a Cinea e sappiamo bene come andò a finire la storia. Pirro invase la Sicilia e la penisola italica. 

Cinque anni dopo questa conversazione i romani mossero a battaglia contro il suo esercito, presso il villaggio di Maleventum (chiamato così per il clima eccessivamente ventoso). 

La battaglia, segnò la decisione del re dell’Epiro di ritornare in patria le truppe e i Romani ribattezzarono il villaggio Beneventum

Che nonostante la rinuncia di Pirro ha continuato ad essere una città ventosissima fino ad oggi.

Se noi guardiamo questa storia non come un dialogo avvenuto tra due persone nell’antichità ma come due voci nella nostra mente scopriamo che queste voci sono entrambi presenti in tutti noi.

Plutarco ci racconta della voce dell’ego e dello Spirito

La voce di Pirro é la voce dell’ego, o meglio la voce della componente narcisistica della nostra personalità che ci dice continuamente: “così come sei non vai bene”. Ti manca sempre qualcosa.  “Guadagna di più”, “cresci di più”, “ottieni di più perché se non sei il più grande di tutti non sei degno della felicità.” 

La felicità per l’ego é sempre un passo più avanti una casa più grande una macchina più grande il conto in banca più grande. 

Ogni volta che raggiungiamo un obiettivo nasce dentro di noi uno stato di mancanza che ci spinge a rincorrere il nuovo oggetto del desiderio. 

La voce dell’ego è esattamente come il re dell’Epiro. Forte, irruente, avida, piena di sé, che urla e si convince sempre più di aver ragione. 

L’altra voce, che possiamo identificare con la voce dello dello Spirito é una voce sottile, timida e delicata che allo stesso modo della voce di CIMEA, si manifesta poche volte e, sopratutto, quando trova un piccolo spazio libero negli impegni del re.  Infatti, riusciamo a sentirla solo quando ci allontaniamo per un po’ dal tran tran quotidiano e ci ritiriamo dagli affanni per riposare la mente. 

É una voce sottile, delicata, e ne facciamo esperienza nel silenzio, quando siamo a fare una passeggiata nella natura in un parco, una villa o un  giardino cittadino, quando siamo in vacanza rimaniamo incantati alla vista di un tramonto, quando in meditazione, ci lasciamo andare e abbandoniamo la lotta con le nostre preoccupazioni

Questa voce, contrariamente alla voce dell’ego, ci invita ad essere felici sin da subito. Ci invita a non aspettare di ottenere l’ennesimo nuovo oggetto del desiderio ma goderci quello che già abbiamo e stupirci per tutto quello che ci é dato già oggi gratuitamente senza il bisogno che noi facciamo nulla per meritarselo, propio come la bellezza di un tramonto. 

Questa storia non vuole spingerci a non fare niente e a poltrire dalla mattina alla sera “tanto non c’è niente da fare“, ma ci invita a due riflessioni importanti :

  1. Questa storia ci vuole ricordare che l’accumulo di cose e di gloria difficilmente ci darà quello che cerchiamo. Accumulare trofei, oggetti, esperienze, onori, prestigio e vittorie, solleticherà il tuo ego, aumenterà la tua autostima ma non riuscirà a saziare quella sete che ti porti dentro e non riesci a saziare.
  2. La voce di CIMEA è la voce dello Spirito la parte più profonda di noi stessi, una voce che solitamente non ascoltiamo mai e ci invita ad essere felici si da subito senza aspettare che un domani avvenga “chissà che cosa“.

 

Questo non vuol dire automaticamente non fare più nulla nella vita. La pigrizia e la mollezza sono fughe psicologiche. Sono la fuga di chi ha paura di fallire. 

Plutarco ci invita all’Essere

Ma allora cosa si deve fare? Se si deve fare qualcosa. Come investire il tempo di vita che ci è stato concesso in questa esistenza? 

Un’idea potrebbe essere, come suggerisce Aristotele, quella di dedicarsi alla cosa più importante di tutte la ricerca della nostra FELICITÁ . Una felicità vera che nasce dalla nostra piena realizzazione

Ma cosa vuol dire “piena realizzazione“?

Vuol dire trovare un modo unico, perché personale, di dare valore al mondo

Dedicarsi a progetti che vanno al di la della nostra stessa sopravvivenza o del nostro stesso successo. I like su facebook possono solo appagarci per qualche istante ma la felicità  un’altra cosa. 

Occorre impegnarsi in qualcosa che rappresenta una vera ragione di vitaQualcosa che facciamo per il gusto e il piacere di farla. Qualcosa che facciamo perché sappiamo che è giusto, ed è l’unica nostra alternativa. Qualcosa che facciamo perché dentro di noi sappiamo che possiamo e dobbiamo farla solo noiSe non lo facciamo noi non lo farà nessun altro. 

Qualcosa che sia di valore anche per gli altri e non solo per noi stessi. 

L’accumulo di cose e ricchezze non ci renderà felice nel futuro. Forse ci renderanno la vita più comoda. Ma esistono attività che già da ora ci danno la felicità a prescindere da tutto. 

É in queste attività che dovremmo investire il nostro tempo. Cos’è che ti da gioia a prescindere dal fatto che possa o meno renderti dei soldi?

Falla! a prescindere dal guadagno. Dedicati ad attività artistiche o creative, nutri la tua anima mentre stai lavorando. E i frutti non tarderanno a venire. 

Liberati dal senso del dovere o da questa falsa convinzione che per meritare amore ed attenzione, devi avere molte ricchezze o devi diventare “chissà che cosa“.

Fai quello che ti rende FELICE.

Fai quello che ti rende felice. Ti piace fare le foto? fotografa! “eh ma non si guadagna abbastanza” .

Fregatene! Fallo, e vedrai che i risultati non tarderanno a venire. 

Ti piace suonare, comporre musica? Suona! “Ma non è un lavoro prestigioso come il magistrato” .

Machissenefrega (tutto una parola). Il tuo equilibrio psicologico e la tua felicità vengono prima . 

Fallo, e vedrai che i risultati non tarderanno a venire . 

L’essere umano non è solo un corpo da nutrire o un animale che deve riprodursi per garantire continuità alla specie, o uno specchi nel quale riflettere le proprie insicurezze. L’essere umano è innanzitutto un anima alla ricerca di senso. 

Attraverso questa ricerca, può creare valore per sé e per gli altri. 

Parafrasando Aristotele la cui filosofia aveva influenzato anche tanto Plutarco potremmo dire che “ognuno di noi dovrebbe comprendere la propria natura e realizzarla“.

Mi piace usare questa metafora

Mi piace usare questa metafora : Ognuno di noi è un seme di fiore.

Sta a noi capire se siamo rose o girasoli. Entrambi danno gioia a chi gli sta attorno. La rosa ci rallegra donando splendidi profumi. Il girasole, oltre ad indicarci dove voltare lo sguardo, ci offre la possibilità di mangiare la frittura di pesce,  grazie all’olio prodotto dai suoi semi.  Sta a noi capire se siamo rose o girasoli. 

Hai mai visto un girasole che chiede di diventare una rosa o una rosa invidiosa di un girasole?

Sta a noi comprendere la propria natura e realizzarla. 

Ed io aggiungerei che possiamo farlo esercitando la nostra creatività che ci rende non solo utili a noi stessi e agli altri ma anche UNICIE così ci fa riscoprire la nostra felicità. 

 

Conclusioni

Bene siamo arrivati alla fine di questo video di oggi dedicato ad un consiglio per la felicità proveniente dalla saggezza di Plutarco. 

Spero di averti dato qualche spunto creativo, qualche idea nuova, ed aver suscitato in te la curiosità per questi temi. 

Prima di salutarti ti ricordo che su questo mio canale parliamo di benessere, di sviluppo personale e felicità, con un taglio diverso dal solito ,unendo all’approccio fisico, quello psicologico, quello filosofico e quello spirituale. 

Quando parliamo di fotografia lo facciamo come strumento per esprimere la nostra creatività, e per raggiungere la felicità.

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Mi auguro di essere riuscito con questo mio video a stimolare nuove considerazioni per la tua giornata di oggi. 

Ti do appuntamento al prossimo video. 

Ciao e alla prossima

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