Qualità della vita: il Sole 24 Ore sbaglia completamente!

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Non credere ad una classifica fatta male e risvegliarti dall’ipnosi collettiva.

A ridosso delle vacanze di Natale ho voglia di parlarti di Qualità della vita. In questi giorni di vacanza appena passati, come sempre, ho avuto modo di fermarmi qualche attimo. Questo Natale è stato speciale perché è stato il primo natale con il piccolo AntonGiulio mio figlio.

Sono stati giorni interessanti questi.

Per me sono i giorni più importanti dell’anno, giorni in cui ci si ferma, si fanno i bilanci dell’anno appena passato e si progetta il futuro.

Nei giorni scorsi rileggevo per caso su internet la solita statistica che qualche settimana fa il Sole 24 Ore ha pubblicato sulla qualità della vita nelle città italiane.

Niente di nuovo nella classifica sulla qualità della vita de il Sole 24 Ore!

I primi posti della classifica sulla qualità della vita sono occupati tutti dai piccoli centri del ricco nord del Paese. Il primo posto lo conquista Belluno mentre gli ultimi posti della classifica sono occupati da città del sud come Taranto e Caserta. Napoli, la mia città, rimane ancorata in modo stabile a 4 posizioni dal fondo della classifica.

Che dire?

A mio giudizio questa “classifica sulla qualità della vita nelle città italiane” dimostra solo una cosa: la pigrizia intellettuale dei ricercatori del Sole24Ore. Con quella classifica hanno dimostrato solo una cosa: essere persone incapaci di porsi domande, che giocano a fare gli intellettuali pubblicando sciocchezze mascherate da tabelle.

L’errore della classifica de “il sole 24 ore”

L’errore risiede nei criteri su cui si basa questa classifica sulla qualità della vita. I dati utilizzati da il Sole 24 Ore per stilare la pagella finale sono raggruppati in 5 categorie:

  • Ricchezza e Consumi
  • Lavoro e Innovazione
  • Ambiente e Servizi
  • Demografia e Società
  • Giustizia e Sicurezza

A prima vista sembrerebbe una scelta abbastanza corretta. Ma se scaviamo nel dettaglio si rimane davvero perplessi nel verificare che molti indicatori importanti non sono stati per niente presi in considerazione (i prossimi due paragrafi di questo articolo). Altro elemento di dubbio che lascia il lettore perplesso sono i criteri di ponderazione tra i differenti indicatori e l’approccio alla lettura del dato (a tale proposito, leggi cosa ho scritto in basso quando parlo di “altri dati da prendere in considerazione).

Ad ogni modo l’errore principale di questa analisi del il sole 24 ore risiede criterio generale di lettura dei dati, scelto per stilare la classifica. Il peso maggiore viene attribuito sempre ai soliti indicatori: il reddito pro-capite, il costo di servizi, la semplicità di trovare un lavoro dipendente ben pagato, l’efficienza della pubblica amministrazione, l’accesso ai servizi.

Qualità vs Comodità

Il criterio di valutazione utilizzato e tutti indicatori scelti dagli analisti de il sole 24 ore sono indicatori a carattere economico che rendono la vita più comoda ma non per questo migliore. Qualità della vita e comodità non sono la stessa cosa. Come scoprirai leggendo questo articolo, nella maggior parte dei casi la comodità rappresenta l’esatto contrario della qualità della vita, della felicità e della realizzazione personale.

Questa classifica andrebbe chiamata piuttosto “classifica sulla comodità della vita” e non sulla “qualità della vita“!

Se leggendo queste cose ti dovesse risuonare qualcosa….  vuol dire che a dispetto di tutta la manipolazione dei media “sei ancora vivo” e non sei ancora completamente narcotizzato dal sistema.

La qualità della vita a mio giudizio ha più a che fare con la REALIZZAZIONE che con la comodità, ma continua a leggere scoprirai cose molto interessati.

 AVVERTENZA:

In questo articolo ti propongo una serie di riflessioni per cambiare il tuo punto di vista ed aprire leggermente i tuoi orizzonti.

Non intendo in alcun modo fare una contro classifica delle città italiane, non è mio intento sostenere che nelle città del sud si viva negli che al nord, o che nella mia città si viva meglio che in qualunque altro posto del Paese.

Sono personalmente convinto che ognuno di noi è esattamente dove deve essere. Ognuno di noi si trova sempre nel posto più adatto alla sua crescita personale.

Con questo articolo ti inviterò a farti un’idea tua e lo farò proponendoti la lettura di alcuni dati ufficiali provenienti da primari istituti di ricerca.

Il mio intento è risvegliarti da questa ipnosi collettiva in cui tutti siamo immersi, non è certo quello di esprimere altri inutili giudizi.

Dato numero 1: Dinamiche demografiche

Il primo elemento che voglio portare alla tua attenzione è quello relativo alla dinamica demografica delle province che a quanto pare non viene considerata molto poco.

L’ultima provincia della classifica, Caserta, è anche una delle rarissime provincie d’Italia ad avere ancora un saldo demografico naturale attivo con + 199 individui. Questi sono dati ISTAT (non certo dati di Luciano Cassese). Puoi verificare tu stesso cliccando su questo link http://ugeo.urbistat.com/adminstat/it/it/demografia/popolazione/caserta/61/3 .

Il “saldo demografico naturale” misura la popolazione di un territorio al netto dei flussi migratori, cioè misura la differenza tra i nati vivi e i morti. Se il saldo è attivo come nel caso della provincia di Caserta vuol dire che nascono più persone di quelle che invecchiano e muoiono. Se invece il saldo è negativo vuol dire che la popolazione e la società invecchia e muore.

In quasi tutte le province il tasso demografico naturale è negativo quindi la popolazione italiana invecchia e tende all’estinzione. Non solo gli “italiani non fanno più figli”, anche gli stranieri residenti in Italia mostrano questa tendenza.

La provincia in cui si vivrebbe meglio in assoluto, Belluno, ha un saldo demografico naturale negativo pari a -159.

In generale tutta la regione Veneto ha un saldo demografico naturale negativo pari a  -9.989 che neppure il saldo migratorio positivo di sole +2.395 unità  è riuscito a coprire lasciando la regione più povera di 7.594 abitanti con buona pace di Salvini che lamenta l’invasione.

Il discorso è estendibile un po’ a tutte le province che hanno conquistato la testa della classifica de il Sole24Ore: Aosta con un saldo demografico naturale di -215, Sondrio con -437, Trento con -317.

In generale tutte le province dove “si vivrebbe meglio” sono province dove si fanno meno figli e la popolazione diventa sempre più vecchia. 

Viene da pensare: 

Se è vero che a Caserta la qualità della vita è così bassa e si vede così tanto male, come mai le persone hanno ancora voglia di fare figli?” e “come mai nei posti dove si vive meglio non si vogliono fare figli?

Siamo sicuri che le cose stiano realmente così come ce le racconta l’eminente quotidiano de il Sole 24 Ore?

Prima di proseguire

Prima di proseguire ti invito a riflettere sul fatto che: fare un figlio è un atto di profonda generosità, perché presuppone in chi lo fa la decisione di dedicare 20 o più anni della propria vita ad un’altra persona distogliendo l’attenzione dai capricci del proprio ego. Ma continuiamo la nostra riflessione con altri dati.

Dato numero 2: Tasso di Suicidio

In occasione della Giornata Mondiale di prevenzione del suicidio l’Istat ha pubblicato dei dati molto interessanti.

Nonostante l’Italia sia in Europa uno dei paesi con il più basso tasso di suicidi, ogni anno sono circa 4.000 le persone che interrompono volontariamente il loro viaggio su questa terra, pari a un tasso medio di 7,4 per 100mila abitanti.

In generale le regioni del centro nord hanno tassi molto più alti di suicidi delle regioni del centro sud.

La Campania, le cui province sono tutte collocate agli ultimi 8 posti della classifica del Sole 24 ore ha il tasso di suicidi più basso di Italia con 2,4 ogni 100.000 abitanti e nello specifico le città di Napoli (1,5) e Caserta (3,5) tra i più bassi di Italia in assolutoLa valle d’Aosta è la regione di Italia con il tasso più alto in assoluto con 11,7. La regione Veneto ha un tasso di suicidi pari a 6,5 e la provincia di Belluno ha un tasso di suicidi pari a 11,7 (identico a quello della Valle d’Aosta).

Puoi consultare liberamente questi dati all’indirizzo http://dati.istat.it/ oppure scaricare la tabella Excel direttamente dal sito dell’Istituto http://www.istat.it/it/files/2012/03/Suicidi-e-tentativi-di-suicidio-05_mar_2012-Tavole.xls?title=Suicidi+e+tentativi+di+suicidio+-+05%2Fmar%2F2012+-+Tavole.xls

Anche qui la domanda sorge quasi spontanea:

Se in queste città la qualità della vita è così tanto alta e si vive così bene, come mai ci sono così tante persone che scelgono volontariamente di interrompere la loro esperienza di vita terrena?

 

Altri dati che andrebbero considerati

Altri dati importanti, per valutare la qualità della vita, sono quelli relativi all’offerta culturale e alle opportunità di intrattenimento.

Il mio punto di vista e quello de il sole 24 ore

Per correttezza devo dire che l’indagine del il sole 24 ore prende in considerazione questo tipo di dati nella categoria “cultura e tempo libero” ma lo fa da un punto di vista sbagliato.

Ad esempio l’analisi de il sole 24 ore prende in considerazione un indicatore: Sale cinematografiche (Posti a sedere ogni 100.000 abitanti). Una media che mi dice solo quanti posti a sedere ci sono ogni 100.000 abitanti. In questo modo è scontato che vengano privilegiati i piccoli centri anche se hanno solo un cinema in tutta la città.

In pratica viene considerata solo la comodità di accesso ad uno spettacolo ma non la quantità di spettacoli offerti.

Ma questo è un errore gigantesco. Tutte le persone sono più interessate ad un’offerta ampia rispetto al non fare la fila al botteghino. Se non ho niente, o poco, da vedere al cinema non ci vado nemmeno anche se la fila è breve.

La comodità è il vero ed unico criterio di lettura ed interpretazione dei dati utilizzato dal Sole 24 Ore, ma ripeto comodità non vuol dire qualità.

Offerta culturale e intrattenimento

Fatta questa premessa che ritengo più importante la quantità e la varietà dell’offerta rispetto alla comodità posso introdurre i dati relativi all’offerta culturale e all’intrattenimento.  Personalmente mi è difficile pensare che si viva meglio in città dove è assente (o quasi del tutto assente) l’offerta Universitaria, rispetto a città come Roma, Milano e Napoli che vantano la presenza di numerosi, antichissimi e prestigiosi atenei.

Stessa cosa si può dire per la presenza di beni museali. Come si può pensare di vivere meglio in un posto dove ci sono ben poche cose da visitare come castelli, musei, beni architettonici da osservare, rispetto a città ricche di storia come Roma o come Napoli ad esempio. Città dove si concentra gran parte del patrimonio artistico della nostra storia. Possiamo estendere questa riflessione anche per quel che riguarda la vendita di biglietti ed abbonamenti teatrali o cinematografici.  Anche in questo caso le città maggiormente penalizzate dalla classifica del Sole24ore sono le città dove vengono venduti più biglietti in assoluto (Roma e Napoli).

Non si vive certo di solo pane

Non si vive certo di solo pane. L’arte è un balsamo per gli occhi e per l’anima oltre ad essere fonte di ispirazione per nuova creatività.

Lo dico con tutto il rispetto possibile, non voglio offendere nessuno quando dico che è molto più noioso e culturalmente meno stimolante, vivere in una città una come Belluno o come Aosta che vivere a Roma o Napoli. Ripeto lo dico con tutto il rispetto possibile.

Platone sosteneva che la Musica è la medicina dell’anima e Plotino diceva “Infelice è colui che non consegue il Bello” ma come si sa sono personaggi di minori rispetto agli autori de il Sole 24 Ore.

Il Grande errore e la Grande ignoranza

Prendi le mie considerazioni come le considerazioni di un folle, che crede e pensa ancora che si possa raggiungere la vera felicità.

Ma siamo proprio sicuri che il reddito, la capacità di trovare lavoro, l’accesso ai servizi, siano gli indicatori che indicano realmente la qualità della vita?

È un errore per la ragione e per la morale credere che la società debba essere orientata solo a Massimizzare indicatori economici. 

Per gli esperti de il Sole 24 Ore è un bene vivere in una società sempre più vecchia, egoista, avida, con pochi stimoli culturali, ma fondamentalmente, comoda. Questo è esattamente il pensiero dominante ed è frutto di un’ipnosi collettiva.

Pensaci: è tutta “avidità”! Non ha nulla a che fare con la VERA “qualità della vita“.

Mi chiedo: “ma che vita è quella che immaginate?”  io non ci trovo niente di desiderabile in tutto questo!

Svegliati dall’ipnosi, esci dall’errore!

Lo scopo della vita non è quello di sopravvivere.

Quante sono le persone che conosci che sono infelici perché hanno orientato le proprie scelte verso la sola sopravvivenza?

Lo scopo della vita non è nemmeno avere una esistenza tranquilla e senza problemi.  Spesso si confonde tranquillità con felicità ma i due termini non si possono sovrapporre anzi sono molto differenti e spesso cadono in contrapposizione.

Queste cose non le sostengo solo io, che tra l’altro sono poco importante. Il famoso sociologo Zygmun Bauman sosteneva esattamente queste cose. In un’intervista pubblicata nel film documentario “La teoria svedese dell’amore” diceva:

Felicità non significa una vita priva di problemi.
Una vita felice si ottiene superando le difficoltà, fronteggiando i problemi, risolvendoli, accettando la sfida.
Accetti una sfida, fai del tuo meglio e ti impegni a superarla.
E poi sperimenti la felicità nel momento in cui capisci di aver tenuto testa alle difficoltà e al destino.
E invece ci si sente persi se aumentano le comodità”
.

Esattamente il contrario di quello che sostiene il senso comune e gli esperti de il Sole24Ore.

La tranquillità è una medicina amara

L’ho scritto anche nel mio ultimo libro “Le 7 virtù per il successo e la felicità” la tranquillità è una medicina molto amara da prendere e spesso velenosa. Chi cerca la tranquillità spesso trova un’infelicità ben più grande di quel malessere che intendeva curare in origine. Le società che hanno il welfare migliore sono quelle in cui il tasso di suicidi è il più alto al mondo.

Anche tu puoi sperimentare facilmente questa cosa. Conosci persone che pur avendo un sogno vi hanno rinunciato in cambio di uno stipendio sicuro? Pensi siano felici o si sono condannate in questo modo ad una esistenza infelice, fatta di una routine insopportabile?

Lo scopo della vita è la realizzazione

Cari amici de il Sole 24 Ore, forse non lo sapete lo scopo della vita è raggiungere la felicità non la comodità. Per sapere queste non serve nemmeno leggere il mio libro, basta leggere gratuitamente Aristotele su Wikiquote!

Felicità e comodità non sono la stessa cosa! La classifica andrebbe rivista in questo senso. Ma come ti ho già detto prima il mio scopo non è quello di fare una contro classifica.

Ti invito a riconosce la manipolazione e ad uscire dalla ruota del criceto. Riesci a vederla ?

Continuano a dirti in un modo o nell’altro: “Non porti domande! Cerca la vita comoda e agiata! E se non ti senti realizzato fai un mutuo e compra una casa o una macchina nuova. Meglio se compri senza soldi in modo da arricchire chi te li presta.” 

Questa è la manipolazione globaleProduci di più solo, per guadagnare di più, solo per consumare di più.

Riconosci la Felicità vera

Ti invito a riconoscere la vera felicità. Fermati apri gli occhi, parla con qualche vecchio centenario e vedrai che:

  • C’è molta più felicità crescere un figlio che non a far crescere il proprio stipendio.
  • Porta più gioia nella nostra vita “affrontare le difficoltà” piuttosto che farsele risolvere dagli altri, dallo Stato o dalle Istituzioni.
  • C’è molta più umanità nell’aiutare un barbone per la strada che a farlo allontanare dal centro città dal sindaco del comune.
  • Reca molto più senso di realizzazione (e felicità)  inventarsi un mestiere, che impiegarsi in un qualunque lavoro offerto da qualcun altro (seppur ben pagato).
  • C’è più senso di realizzazione nel gestire una piccola attività in proprio fondata sulla propria creatività, che nell’occupare una posizione da manager di una multinazionale.

Queste erano cose che i nostri nonni senza istruzione sapevano bene ma che noi abbiamo completamente dimenticato. Queste cose le hanno sostenuto tutti i grandi filosofi della storia e la chiesa cattolica per secoli. Purtroppo noi oggi ad Aristotele, Adam Smith, a S. Tommaso, Dante e a Gesù Cristo preferiamo vedere i video tuorial su Facebook di qualcuno che ci spiega come fare i selfy, o come colorare le unghie.

Conclusione

Oggi ti ho proposto alcune riflessioni supportate da dati statistici sulla qualità della vita.

Ti ho presentato le motivazioni per cui sostengo che la classifica del Sole 24 ore è completamente sbagliata.

Ti ho citato anche il più famoso dei sociologi contemporanei Zigmun Bauman per supportare la mia tesi contro il Sole 24 ore.

Infine, ti ho mostrato che qualità della vita significa innanzitutto “Realizzazione” .

Tu cosa ne pensi di queste cose?

Hai riscoperto qualcosa di vero ascoltando questo video o leggendo questo articolo?

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Discussion

  1. zorn
    • lucianocassese

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